Rifarsi il seno: 7 miti da sfatare sulla mastoplastica additiva

Rifarsi il seno: 7 miti da sfatare sulla mastoplastica additivaRifarsi il seno: 7 miti da sfatare sulla mastoplastica additiva

(a cura del Prof. Vito Contreas, Chirurgo Plastico)

Televisioni, radio, giornali, ma soprattutto Internet rappresentano al giorno d’oggi la più efficace e diffusa fonte di informazione, specie su argomenti estranei alla “cultura tradizionale”, come ad esempio la chirurgia estetica.

Questo però non significa che tutti siano ben informati su tutto.

Al contrario, le tante notizie diffuse attraverso i vari media si prestano spesso ad interpretazioni controverse, a volte imprecise all’ origine, altre volte completamente errate.

Questo genera falsa informazione, leggende metropolitane e veri e propri miti da sfatare.

Proviamo a fare chiarezza su uno degli argomenti più diffusi del settore: la mastoplastica additiva, ovvero la procedura chirurgica per rifarsi il seno.Rifarsi il seno: 7 miti da sfatare sulla mastoplastica additiva

  • Mito #1 – Le protesi vanno rimosse ogni 10 anni (FALSO!)

Le protesi in uso negli anni ‘70, nel 50% dei casi andavano incontro a rottura fra gli 8 e i 10 anni dall’impianto. Le protesi di ultima generazione sono dotate di un involucro sicuramente più longevo, anche se non possono essere considerate indistruttibili. Oggi è pertanto più facile registrare rotture dell’involucro protesico dopo 15 o 20 anni. È tuttavia verosimile che l’esposizione a dei traumi o la particolare biochimica della paziente possa facilitare la rottura dell’impianto, quindi ne consegue l’invito ad un’attenta sorveglianza clinica che permetta di individuare precocemente una sua eventuale lesione.

  • Mito #2 – Le protesi rotonde sono migliori di quelle anatomiche (FALSO!)

La posizione verticale e l’azione di compressione del muscolo pettorale praticamente trasformano una protesi rotonda in una anatomica, per cui le differenze di profilo fra le due protesi “in vivo” sono realmente minime. Fa grande differenza invece che le protesi anatomiche vengano  proposte con basi di forma diversa, permettendo di adeguarle meglio alla forma del torace della paziente, con risultati di gran lunga più naturali e senza dover rinunciare ad un decolleté generoso nel rifarsi il seno.

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  • Mito #3 – L’incisione dell’areola comporta perdita della sensibilità intorno al capezzolo (FALSO!)

Tale incisione infatti interrompe meno del 30% delle terminazioni nervose sensitive che giungono all’areola. La sensibilità del complesso areola-capezzolo, sicuramente diminuita nei primi mesi dopo l’intervento, è destinata comunque a tornare a livelli pressoché identici a quelli pre-operatori.

  • Mito #4 – Rifarsi il Seno compromette la possibilità di allattare (FALSO!)

Nell’ambito della mastoplastica additiva l’incisione dell’areola interessa solo una minima parte del tessuto ghiandolare (circa il 15-20% del totale), per cui la capacità di allattare è preservata in misura più che adeguata rispetto a quanto necessario.

  • Mito #5 – Le protesi sottomuscolari sono incompatibili con l’attività sportiva (FALSO!)

Sicuramente la tecnica sotto pettorale non andrebbe consigliata ad una campionessa olimpionica di lancio del giavellotto, ma questo non ha nulla a che vedere con la pratica sportiva esercitata dalle comuni amanti dell’attività fisica. Il trauma subito dai pettorali in occasione della mastoplastica additiva ripara in poche settimane ed il muscolo ri-allenato, già dopo 40-60 giorni, non mancherà di dare le stesse prestazioni sportive del periodo pre-operatorio.

  • Mito #6 – La Mastoplastica Additiva impedisce di seguire regolarmente una profilassi oncologica e di sottoporsi a mammografie (FALSO!)

La mammografia può essere regolarmente eseguita anche dalle portatrici di protesi mammarie; infatti esistono particolari metodiche per evitare che la protesi possa schermare porzioni della ghiandola mammaria rendendo l’esame meno efficace. È anche vero che la mammografia rappresenta un evento traumatico per la protesi mammaria e che questo ne controindicherebbe l’esecuzione.

Fortunatamente è ormai entrata nella pratica comune la Risonanza Magnetica della mammella che, oltre ad essere assolutamente NON traumatica e meno invasiva – grazie all’assenza di esposizione a radiazioni X -, rappresenta un mezzo diagnostico estremamente più efficace della mammografia tradizionale. La Risonanza Magnetica infatti è capace di dare informazioni di dettaglio anche sullo stato della protesi, oltre che su quello della ghiandola mammaria.

  • Mito #7 – Il trapianto adiposo rappresenta una valida alternativa all’aumento del seno con le protesi (FALSO!)

L’efficacia del lipofilling è strettamente correlata all’ampiezza del territorio da infiltrare e pertanto un seno piccolo potrà giovarsi di un modesto aumento di volume attraverso una singola procedura di trapianto adiposo. Si tratta di un metodo la cui efficacia è inevitabilmente legata ad un trattamento multisessione e, logicamente, anche alla disponibilità di tessuto adiposo in quantità adeguate nella paziente.

Per tali considerazioni il lipofilling si dimostra estremamente efficace e versatile più nel correggere la forma che non il volume del seno ed infatti trova utile impiego in tutte quelle dismorfie congenite (seni tuberosi, asimmetrie, ecc.) e/o acquisite (esiti chirurgici, ecc.), che le protesi da sole non potranno mai correggere adeguatamente.

Il Prof. Vito Contreas è chirurgo plastico e ricostruttivo con oltre 30 anni di esperienza.

Primario di chirurgia, si è formato professionalmente negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, Brasile, Francia, Spagna, Belgio, Grecia, Argentina e Germania, tra i vari paesi, aiutando migliaia di pazienti a svelare la loro bellezza celata.

Se vuoi sapere di più su come il Prof. Vito Contreas può aiutarti nel percorso di trasformazione del sé, clicca sul seguente link ed entra in contatto con il suo staff dei centri di Roma e Cagliari:

www.vitocontreas.it

 

 

Articolo scritto da Redazione PinkItalia