Le regioni, tutto sommato, hanno bene accolto la fine di questa “telenovela ludica”

 

Le regioni, tutto sommato, hanno bene accolto la fine di questa "telenovela ludica"

Non c’è che dire: la brillante idea del Governo, e si crede uscita dalla mente “sottile” del sottosegretario Baretta, di lasciare in capo agli Enti Locali la possibilità di gestire la distribuzione del gioco, come il blackjack, sui relativi territori, ha proprio accontentato quasi tutte le Regioni. Sopratutto, l’accettazione dell’emendamento della Provincia autonoma di Bolzano che ha consentito di non interrompere le strade percorse dalle varie Autorità Regionali dando loro, in aggiunta, la possibilità di restringere ulteriormente la possibilità di agire delle attività ludiche (colpo basso secondo gli operatori che di gioco vivono e che vedono a serio rischio il proprio futuro e le loro speranze riposte nella Conferenza Unificata).

La Regione Veneto, da sempre schierata contro il gioco d’azzardo pubblico, sottolinea con forza il fatto che il Governo abbia finalmente riconosciuto l’autonomia delle Regioni e lo sforzo importante degli Enti Locali nel predisporre quelle misure restrittive che hanno consentito di contenere il proliferare del gioco d’azzardo e di combattere il dilagare del gioco problematico e compulsivo.

Il Veneto conta almeno 32.500 persone “malate di gioco” ed è ovvio che l’obbiettivo primario di quella Regione sia di tutelare persone e famiglie e non certo quello di favorire gli interessi delle famigerate lobbies del gioco. É superfluo sottolineare che si continuerà a percorrere la strada del contrasto e del piano di prevenzione al gioco patologico con misure finanziarie ed urbanistiche che abbiano, come obbiettivo, di contenere l’estendersi delle derive conseguenti all’abuso del gioco che appare particolarmente insidioso sopratutto per i giovani e gli anziani.

Nella Regione Friuli Venezia Giulia si temeva che il Governo impugnasse la sua Legge sul Gioco, poiché in realtà questa ipotesi era anche balenata nei vari incontri effettuati in Conferenza Unificata, ma con la sottoscrizione dell’accordo è stata data via libera a tutte le norme regionali sulle ludopatie e, di conseguenza, ogni preoccupazione in merito a questa impugnazione è andata a decadere e di questo la Regione non può che essere soddisfatta.

Quindi, le richieste di alcune forze politiche regionali -che richiedevano provvedimenti nazionali meno restrittivi- sono andate a decadere: è il riconoscimento della potestà delle Regioni a legiferare su questa contrastata e difficile materia, ma è anche un orgoglio ed una soddisfazione essere arrivati all’obbiettivo prefissato. Questo accordo dovrebbe porre, finalmente, termine alle innumerevoli contraddizioni che nell’ultimo anno si sono manifestate e mette in sicurezza le disposizioni regionali e comunali sulle regole, orari, distanze e luoghi sensibili.

La Regione Friuli Venezia Giulia ritiene che con questo accordo gli Enti Locali siano tutelati a percorrere la strada di nuove restrizioni, cosa che da questa Regione è stata sempre caldeggiata: ora, il Governo ha proposto di arrivare al dimezzamento delle sale da gioco e delle apparecchiature da intrattenimento ed è sicuramente un’operazione che, in proprio, il Friuli Venezia Giulia non avrebbe potuto stabilire ed è una risposta estremamente forte al gioco d’azzardo problematico ed a tutte le derive che ne conseguono e che coinvolgono intere famiglie.

La Regione Piemonte, per ultimo, si esprime con uno stringato comunicato nel quale sottolinea, a mezzo del Primo Cittadino di Torino, che la firma dell’accordo per il riordino del gioco è una stretta infinita contro il gioco d’azzardo patologico e che la Regione Piemonte continuerà nel suo operato per arginare questa “piaga sociale”.

Articolo scritto da Redazione PinkItalia

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