Smartphone e bambini: ecco perché le mamme dovrebbero fare attenzione

Smartphone e bambini: ecco perché le mamme dovrebbero fare attenzione

Se avete in mente di dare in mano al vostro bambino uno smartphone oppure un tablet per tranquillizzarlo, magari mentre siete al ristorante a gustarvi un’ottima cenetta, è meglio pensarci su non una, ma almeno due volte.

Infatti, una ricerca che arriva dal Canada, svolta da un gruppo di studiosi che lavorano presso l’Università di Alberta, ha messo in evidenza come i bambini di 5 anni che passavano almeno due ore al giorno davanti al display di un device mobile correvano un rischio di oltre 7 volte maggiore di sviluppare il disturbo da deficit di attenzione e iperattività.

Disturbo di iperattività e uso dello smartphone: ecco quale legame c’è secondo uno studio canadese

Purtroppo, al giorno d’oggi gli smartphone e tanti altri device mobili sono diventati parte della nostra vita di tutti i giorni. Non è certo un caso che degli interi settori siano stati rivoluzionati da questo vero e proprio boom. Proviamo a pensare al comparto del gioco online, che adesso vede un numero sempre più alto di utenti giocare alle Slotmachineaams tramite il proprio smartphone, in modo semplice e altrettanto rapido.

Secondo lo studio canadese, quindi, i bambini che guardavano per più di due ore lo schermo di un pc o di uno smartphone o tablet, avevano una probabilità maggiore di avere a che fare con il disturbo da deficit di attenzione e iperattività in confronto ad altri bambini della stessa età che utilizzavano i medesimi device, ma per non oltre mezz’ora ogni giorno. Stando a quanto riportato nei risultati, gli autori della ricerca hanno messo in evidenza come 30 minuti sia proprio il tempo limite da rispettare per mantenere un rapporto normale e corretto con la tecnologia.

La tecnologia crea dipendenza per via del fatto che possiede una capacità di fissare l’attenzione che nessun altro oggetto ha. Come viene spiegato perfettamente da parte di Uberto Zuccardi Merli, psicoanalista e psicologo che studia in modo approfondito argomenti come disagio infantile e iperattività nei più piccoli, rispetto a un gioco o un libro, lo smartphone compie ogni azione in autonomia e ripercorre lo stesso senso di protezione e di sicurezza che caratterizza la presenza della mamma.

Quindi, il bambino si trova rassicurato proprio da questa trasmissione di senso di sicurezza e di protezione. La tecnologia, però, è anche informazione veloce e rapida, che non richiede una rielaborazione o un processo per comprendere il significato di ciò che si vede, come invece avviene con i libri. Di conseguenza, l’uso della tecnologia va a stimolare i neurotrasmettitori del piacere.

Quindi, nonostante non si possa chiaramente considerare un farmaco, lo smartphone riesce in ogni caso a eliminare quella sensazione tipica del vuoto. Quindi, il bambino concentra la sua attività cerebrale sul tablet e non rimane in attesa di qualcosa che possa soddisfare le sue mancanze, come le attenzioni da parte dei genitori.

Le pericolose derive del disturbo da deficit di attenzione

In men che non si dica emerge come tecnologia e mente infantile abbiano un legame veramente molto forte. Il deficit di attenzione, chiamato anche iperattività, si può ritenere un disturbo che si è sviluppato e diffuso in modo considerevole nel corso degli ultimi vent’anni e non ci vuole certo un genio per comprendere come presenti uno stretto legame con la rivoluzione tecnologica.

Il problema è che poi da questo deficit possono scaturire anche altre gravi forme di sofferenza che vanno a colpire bambini e adolescenti. Basti pensare semplicemente alla sindrome di Hikikomori, il cui ultimo stadio è quello della chiusura verso qualsiasi cosa o attività che riguarda il mondo esterno e l’isolamento più totale all’interno della propria camera da letto.

Articolo scritto da Redazione PinkItalia